BAMBINI PARCHEGGIATI: SISTEMA CONDANNATO!

Con la sentenza Lombardi del 29.01.2013, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato Italiano a risarcire i ricorrenti per non aver assicurato ai figli una vera tutela del diritto alle relazioni familiari. Per la Corte, i Giudici dei Tribunali per i Minori chiamati a tutelare il diritto dei minori, “ non sono riusciti a dare giustizia, fermandosi ad una serie di disposizioni che si limitavano a delegare ai servizi sociali”. “ Simili ritardi non sono giustificabili in quanto è compito di ciascun stato contraente organizzare il sistema giudiziario in modo tale da assicurare il rispetto degli obblighi positivi sussistenti in capo al medesimo in virtù dell’art. 8 della Convenzione”. La vicenda è uguale a quella di centinaia di coppie separate in cui, nonostante il provvedimento emesso dal Tribunale per i Minori, trattandosi di coppia di fatto, la madre aveva con comportamento ostativo impedito un naturale rapporto genitoriale tra padre e figlio. Nella incapacità di dar luogo agli incontri tra padre e figlio, nulla era stato eseguito dalle autorità giudiziarie e dai servizi sociali per garantire il rapporto genitoriale. La Suprema Corte evidenzia, ancora una volta, a conferma della sentenza Piazzi del 2.11.2010, le lacune del sistema giustizia in Italia. A nulla sono valse in questi ultimi anni le proposte provenienti dall’Avvocatura, dall’Oua, dalle maggiori Associazioni di diritto di famiglia, di riformare il sistema famiglia oramai al tracollo.  A fine legislatura, senza previo confronto con gli operatori del diritto, ecco una piccola e pseudo “riformina” affacciarsi nel sistema giuridico: la novella dell’art. 38 disp. att. c.c.  La Legge 219/2012 ci assegna un articolo in cui si dividono le competenze tra Tribunale Ordinario e Tribunale per i Minori, ma non si creano le Sezioni Specializzate che permettono di trattare la famiglia ed i minori con le adeguate preparazioni del caso. Alla soppressione dei Tribunali per i Minori e alla creazione delle Sezioni Specializzate presso i Tribunali Ordinari, si è preferito, semplicemente, dividere le competenze. In definitiva da domani davanti ad un Tribunale Ordinario il Magistrato che ha trattato  materia di lavoro potrebbe ritrovarsi a trattare anche  famiglia e minori. Le somme dovute ad un lavoratore sono cosa ben diversa dalla tematica di un nucleo familiare e di un minore.  In un contesto di suddivisione così netta, senza specializzazione nei T.O., con un residuale di competenza che permane ai Tribunali per i Minori che non ha nessuna motivazione logica, opportuna o favorevole a snellire le procedure o a diminuire i costi di giustizia, resta da chiedersi quale sia stata la necessità urgente di concedere una semi-riforma così “pasticciata”, non risolutiva ed aggravante per i minori e i loro nuclei familiari.

La fine legislatura, attiva nell’ultimo mese, ci introduce anche la grande desiderata “Banca Dati per i minori dichiarati adottabili”. La Banca dati Adottabilità – viene precisato nel comunicato del Ministero – “sarà attiva nei prossimi giorni, con decorrenza dalla data di pubblicazione del provvedimento istitutivo. E’ costituita presso il Dipartimento per la Giustizia Minorile ed è organizzata in modo da assicurare l’integrità, la riservatezza e la disponibilità dei dati, nonché l’identificazione dei soggetti che accedono previa registrazione. La banca dati contiene i minori dichiarati adottabili, dati anagrafici, condizione di salute…”.

Un primo passo, ma non di certo risolutivo del sistema non funzionante,  ripetutamente condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La banca dati essenziale  che, invero, occorrerebbe  realizzare, al fine di verificare le falle del sistema, è quella individuante  tutti i bambini che risultano “parcheggiati” da anni negli istituti o nella case-famiglie. Non semplici numeri Istat ma una vera banca dati, ufficiale, contenente la data di entrata del bambino presso l’istituto, la sua età, la data di eventuale uscita per affidamento, la motivazione dell’eventuale lungo pernottamento, e/o del rinnovamento dell’affidamento. Con questi dati avremmo un quadro inequivocabile che accerta il punto o i punti del sistema non marciante, per poi proporre, conseguentemente, soluzioni e riforme necessarie. Il sistema affidamento, legiferato per aiutare famiglia e bambini, prorogato quasi sempre a 2 più 2 di anni, tanto da farlo divenire non più “temporaneo” per come, invero, concepito dal legislatore, non ha forse tolto al bambino la possibilità di vivere all’interno di una vera famiglia? L’affidamento, dai numeri e dalle motivazioni ufficiali che si otterrebbero dalla banca data dei bambini “parcheggiati”, è uno degli strumenti del sistema che andrebbe esaminato nella sua effettiva utilità ed efficacia. Due o quattro anni all’interno di una casa famiglia o comunità, sono un tempo infinito per un bambino. Probabilmente il decreto di adottabilità arriverà tardi, quando il bambino ha raggiunto dieci anni e quindi difficilmente desiderato da una coppia che intende adottare. I dati necessari, la Banca Dati essenziale, è quella dei bambini “parcheggiati” da tempo negli istituti, il tempo di permanenza in tale strutture e la motivazione della loro permanenza non più temporanea. La responsabilità sui ritardi è difficilmente individuabile senza questi dati: dalla competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, al Ministero della Giustizia, al Dipartimento per la Famiglia della Presidenza del Consiglio, ai Tribunali per i Minori, alle Regioni, Province, Comuni, agli assistenti sociali. Non dimentichiamo le case-famiglie che per ciascun bambino ospite percepiscono dai Comuni una quota, soldi pubblici. L’elevato numero di “parcheggiati” costituisce di certo una risorsa per le comunità. Dai pochi dati ufficiali emerge che solo un migliaio tra i bambini ospitati finiscono per essere adottati ogni anno. Le ragioni e le responsabilità sono individuabili solo con la Banca dati, vero centro di monitoraggio che favorirebbe i bisogni dei minori rispetto a quelli, per altro legittimi, delle strutture ospitanti.

Graziella Algieri

Coordinatore Commissione Famiglia OUA